L’avvio della mia professione terapeutica è avvenuto attraverso l’Antiginnastica, a cui sono arrivata grazie ad un libro che mi ha suggerito mia madre nel 1980: “Guarire con l’Antiginnastica, ovvero le ragioni del corpo” ed è stato, come per tante persone in quegli anni, amore a prima vista.
Sono andata a Parigi per sperimentarla dove ho poi iniziato il training professionale con Thérèse Bertherat.
In seguito, tornata in Italia, ho avviato a Milano i miei primi gruppi.
Questo lavoro consiste in movimenti non ripetitivi che aiutano a sciogliere le tensioni accumulate nella muscolatura posteriore e a rendere la postura più armonica.
Ogni seduta di Antiginnastica è un’esperienza unica: non c’è ripetizione, allenamento, meccanicità, ma piuttosto ascolto, rispetto, allentamento delle tensioni. E quindi consapevolezza e comprensione dei meccanismi che ci portano verso il dolore e la rigidità. Ritrovando una postura più equilibrata e corretta, si può alleviare il dolore e ritrovare benessere ed armonia.
Durante la seduta è previsto un tempo per parlare ed esprimere quello che si è sentito, aprendo quindi lo spazio per una consapevolezza che và oltre il corpo.
E’ un lavoro che consente di ascoltarsi e trasformarsi e che, al di là della piacevolezza e della morbidezza del materiale che viene utilizzato (palline di gomma e di sughero, palle di gommapiuma) si avvale, a monte, di un approccio rigoroso: il metodo Mézières.
Il corpo viene visto essere formato da due tipi di muscolatura, quella anteriore e quella posteriore, in antagonismo una con l’altra.
Quella posteriore è sempre più rigida e contratta e quella anteriore di conseguenza più debole e rilassata; il corpo con il passare del tempo si deforma e assume una postura scorretta e dolorosa.
La quasi totalità dei dolori e delle deformazioni è provocata dalla maggiore rigidità e forza della catena muscolare posteriore: per porvi rimedio occorre allora allungarla e rilassarla.
Nel corso degli anni ho abbinato l’Antiginnastica ad altre esperienze, quali ad esempio l’accompagnamento delle donne durante la gravidanza ed il parto in casa, l'accompagnamento delle persone all'esperienza del digiuno, la presa di coscienza della ciclità del nostro psicosoma. Grazie agli incontri con le persone e con diversi approcci terapeutici questo lavoro si è molto trasformato: ora lo chiamo "Mediazione psicocorporea". |